Lo “Studio”
Il progetto nasce per l’iniziativa dell’attore Vito D’Onghia il quale ha saputo spronare la voglia e la curiosità dell’autore nel riadattare un precedente racconto pubblicato sul proprio blog. Con l’arrivo del regista Lorenzo Giordano si è poi creato un team dei tre che hanno equamente contribuito alla stesura delle scene e la realizzazione del primo screenplay. I giorni di ripresa sono stati due, in liguria, in differenti location tra Lavagna e Riva Trigoso. Il montaggio è stato affidato al quarto componente del team Marco Bonini che professionalmente si è fatto carico di cucire e scucire la precedente imbastitura più e più volte. È infatti soprattutto grazie al suo apporto che il progetto ha infine trovato la via giusta.
La sinossi
La storia si sviluppa all’interno di un campo di prigionia, un soldato vive la sua personale sconfitta come uomo e prigioniero della ragione altrui. È un monologo che accompagna lo spettatore lungo la disperata discesa verso la consapevolezza del fallimento. Il soldato è tenuto a far da guardia ad un prigioniero e nel farlo si interroga sulla propria attitudine, sulla sua vita, sul momento che sta vivendo e si paragona allo stesso prigioniero e solo in fine si rende conto quanto si assomiglino. Di quanto siano stati entrambi giudicati e destinati. La figura quasi semiotica, iconica, del prigioniero si rivela al soldato quale via di fuga e salvifica allo stesso tempo.
Il budget
L’intero progetto è stato realizzato a budget zero. Nessuno che abbia partecipato è stato retribuito per l’opera svolta. Né c’è stato alcun esborso per il noleggio dell’attrezzatura e il materiale utilizzato. Era infatti importante dimostrare che il lavoro e la passione delle persone potesse in qualche misura superare i tipici ostacoli che incontrano le produzioni.




